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Perdonanza Celestiniana, il cuore dell’Aquila che continua a parlare al mondo

Editoriale – Ci sono eventi che si osservano, altri che si raccontano. E poi ce ne sono alcuni che si vivono davvero, perché riescono a coinvolgere insieme memoria, identità, fede, istituzioni e popolo. La Perdonanza Celestiniana appartiene senza dubbio a quest’ultima categoria.

Anche quest’anno L’Aquila ha saputo offrire un’immagine straordinariamente intensa di sé. La città si è raccolta attorno ai suoi simboli più profondi, prima nella cerimonia di apertura con l’accensione del Tripode attraverso il Fuoco del Morrone, poi nel solenne Corteo della Bolla, che ancora una volta ha riportato nel cuore del capoluogo abruzzese il messaggio universale di Celestino V.

Partecipare a questi momenti, su invito del sindaco dell’Aquila, ha rappresentato per me non soltanto un’occasione istituzionale, ma soprattutto un’esperienza profondamente emozionante. In qualità di vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo ho avuto modo di vivere da vicino una manifestazione che continua a dimostrare come la storia possa ancora essere qualcosa di vivo, condiviso e capace di parlare alle nuove generazioni.

L’accensione del Tripode con il Fuoco del Morrone conserva ogni anno un fascino particolare. È un gesto antico, simbolico, quasi solenne nella sua semplicità, che idealmente riannoda il presente al cammino di Pietro da Morrone e a quel messaggio di riconciliazione destinato a diventare patrimonio non soltanto dell’Aquila, ma dell’intera umanità.

Poi il Corteo della Bolla. Una città intera che accompagna il proprio documento più prezioso verso Collemaggio, insieme alle istituzioni, alle rappresentanze civili e religiose e a migliaia di cittadini. È probabilmente proprio questa partecipazione corale a rendere la Perdonanza così speciale.

Quest’anno, ancora una volta, si è percepita con forza la presenza dell’intero tessuto istituzionale abruzzese, ma soprattutto quella della comunità aquilana. Una partecipazione autentica, non formale. Tantissima gente lungo il percorso, famiglie, giovani, anziani, associazioni, volontari, rappresentanti delle istituzioni e cittadini accomunati dalla volontà di essere presenti.

Ed è forse questo uno dei significati più profondi della Perdonanza: non lasciare che la memoria diventi soltanto celebrazione, ma trasformarla ogni anno in esperienza collettiva.

L’Aquila, del resto, conosce molto bene il significato delle parole ricostruzione, rinascita e comunità. La Perdonanza assume quindi un valore ancora più forte perché racconta una città che, attraverso la propria storia, continua a guardare avanti senza dimenticare ciò che è stata e ciò che ha attraversato.

Il messaggio di Celestino V resta sorprendentemente contemporaneo. Perdono, riconciliazione, capacità di superare divisioni e conflitti sono concetti di cui la società di oggi avrebbe forse bisogno più che mai. E vedere migliaia di persone riunite attorno a quei valori restituisce la sensazione che alcune tradizioni riescano ancora a parlare ben oltre il tempo nel quale sono nate.

Per chi fa informazione, inoltre, manifestazioni come questa rappresentano qualcosa di particolare. Il giornalismo racconta quotidianamente problemi, conflitti, difficoltà e contraddizioni dei territori. Ma deve anche essere capace di raccontarne la bellezza, la memoria, l’identità e quei momenti nei quali una comunità riesce a riconoscersi.

La Perdonanza Celestiniana è esattamente questo: una grande storia collettiva che attraversa i secoli e che ogni anno viene nuovamente scritta dalle persone che vi partecipano.

Uscire dal Corteo della Bolla, dopo aver visto una città intera accompagnare ancora una volta il messaggio di Celestino verso Collemaggio, lascia inevitabilmente qualcosa dentro. È la consapevolezza che esistono tradizioni capaci di superare il semplice rito e diventare patrimonio condiviso.

E L’Aquila, ancora una volta, ha dimostrato di saper custodire questo patrimonio con orgoglio, dignità e straordinaria partecipazione.

@danieleimperiale

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