VALLE ROVETO – La sicurezza delle infrastrutture è un interesse pubblico primario e non può essere oggetto di discussione. Garantire l’efficienza e l’ammodernamento di un’arteria strategica come la galleria del Salviano significa tutelare migliaia di automobilisti e assicurare standard adeguati a un collegamento fondamentale tra Abruzzo e Lazio. Ma altrettanto pubblico è l’interesse a preservare la vitalità economica e sociale di un territorio che, per circa sei mesi, rischia di fare i conti con pesanti limitazioni alla mobilità.
È su questo equilibrio che si concentra il dibattito dopo la conferma della chiusura totale del traforo lungo la superstrada Avezzano-Sora. Il cantiere prenderà il via il 29 giugno e, salvo la riapertura temporanea prevista dal 9 al 23 agosto, proseguirà fino a dicembre, termine indicato come stima per la conclusione dei lavori, semprechè ciò poi avvenga in questi termini.
Una decisione assunta da Anas per consentire gli interventi di ammodernamento degli impianti tecnologici e garantire lo svolgimento delle opere nelle condizioni di massima sicurezza. Un’esigenza che nessuno, nella Valle Roveto, contesta nel merito. A suscitare preoccupazione è piuttosto la scelta organizzativa della chiusura continuativa, ritenuta dagli amministratori locali e da una parte consistente della cittadinanza e del mondo produttivo eccessivamente penalizzante per un territorio che vive di collegamenti quotidiani con la Marsica e con il Lazio.
Ora il sindaco di Avezzano Gianni Di Pangrazio ed i sindaci della Valle Roveto, intendono richiedere a gran voce intanto una proroga di inizio lavori, venti giorni. Cosicchè lo stesso Di Pangrazio ha convocato un tavolo tecnico con i sindaci ed i tecnici dell’Anas per discutere l’argomento nei dettagli.
La galleria del Salviano rappresenta infatti uno snodo essenziale per residenti, pendolari, studenti, lavoratori e imprese. È anche la porta ufficiale di accesso alla Valle Roveto, un territorio bellissimo che negli ultimi anni ha investito sulla valorizzazione ambientale, culturale e turistica. Limitarne l’accessibilità per un periodo così lungo rischia di produrre effetti che vanno ben oltre il disagio della viabilità.
I sindaci della vallata lo sostengono da mesi. Le loro osservazioni non mettono in discussione la necessità dei lavori, ma chiedono di verificare fino in fondo la possibilità di modalità operative alternative. Tra le proposte avanzate vi è quella di concentrare le lavorazioni nelle ore notturne, mantenendo la percorribilità della galleria durante il giorno, almeno nelle fasi in cui ciò risultasse tecnicamente compatibile con la sicurezza del cantiere. Ed è stato anche costituito un apposito comitato popolare che sta prendendo corpo sui social.
Una richiesta che oggi trova il sostegno anche di un comitato cittadino nato proprio con l’obiettivo di riaprire il confronto con Anas e con le istituzioni competenti. L’obiettivo non è fermare gli interventi, bensì verificare se esistano margini organizzativi per ridurre l’impatto sulla popolazione senza compromettere la tutela dei lavoratori e degli utenti della strada.
Del resto, nel terzo millennio la sfida delle grandi opere non è soltanto realizzarle bene, ma riuscire a farlo limitando quanto più possibile le conseguenze sui territori interessati. Le moderne tecnologie, l’evoluzione delle tecniche di cantiere e la programmazione delle lavorazioni consentono spesso di valutare soluzioni intermedie. Non sempre sono praticabili, ma rappresentano una strada che amministratori e cittadini ritengono meritevole di un approfondimento tecnico prima di escluderla definitivamente.
Le preoccupazioni riguardano anche la viabilità alternativa. Il traffico sarà deviato sulla Strada Regionale 82, ma residenti e amministratori temono che l’infrastruttura non sia in grado di assorbire l’incremento dei flussi senza generare pesanti rallentamenti. Tra i punti più delicati viene indicato lo svincolo di Capistrello, dove si prevedono possibili criticità soprattutto nelle ore di punta.
Le conseguenze, tuttavia, potrebbero estendersi ben oltre la circolazione stradale. Un accesso più complesso alla vallata rischia di scoraggiare il turismo proprio durante la stagione estiva, creare difficoltà alle attività commerciali e produttive, incidere sugli spostamenti quotidiani di studenti e lavoratori e, nel medio periodo, influenzare la stessa attrattività del territorio. Per una realtà che da anni combatte contro spopolamento e marginalità, anche sei mesi possono rappresentare un periodo tutt’altro che irrilevante.
Il confronto, quindi, non è tra chi vuole la sicurezza e chi vi si oppone. Il vero tema è capire se sia possibile conciliare due esigenze entrambe legittime: da un lato la realizzazione di lavori indispensabili per rendere più sicura un’infrastruttura strategica, dall’altro la tutela di un’intera comunità che chiede di non pagare un prezzo troppo elevato in termini economici, sociali e di qualità della vita.
Ad oggi Anas conferma il cronoprogramma e la chiusura totale del traforo fino al termine degli interventi. Sul territorio, però, resta la convinzione che il dialogo non debba interrompersi e che, fino all’avvio definitivo del cantiere, ogni possibile soluzione capace di ridurre i disagi senza sacrificare la sicurezza meriti di essere valutata con la massima attenzione.
Io sono con Avezzano e la Valle Roveto.



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