DanynewsEditorial Press

Intelligenza o capacità artificiale?

EDITORIALE – Il concetto di deficienza non debba essere inteso come sinonimo di debolezza o di una persona malevola, basta consultare il vocabolario e si trova la spiegazione relativa all’etimologia della parola:  accentuata scarsità: deficienza di mezzi.  In italiano, deficienza mantiene questo significato, riferendosi a una mancanza, carenza o insufficienza, sia in senso concreto (es. deficienza nutrizionale) sia in senso figurato (es. deficienza di competenze). Quindi non è una colpa, ma una condizione in cui tutti per motivi diversi e su argomenti diversi possono trovarsi in qualche modo.

Ormai la terminologia di una intelligenza artificiale ha preso sempre più il sopravvento e la si utilizza molto più di quel che serve o che sarebbe necessario. Oggi si tende a generalizzare ed attribuire a queste nuove forme di tecnologia avanzata ogni forma di potere che sovrasta o vada a contrastare la volontà ed il pensiero dell’uomo.
Ma non è così. Le tecnologie da sempre costituiscono uno strumento da utilizzare, sta sempre alla persona poi decidere come fare questa scelta al meglio senza incappare in problematiche di varia natura.

 L’esercizio del dubbio consiste nel sospendere provvisoriamente il giudizio intorno al valore di un’idea, di una teoria, o anche della scienza, finché la ricerca non giunga a conclusioni sicure o ad un principio certo. Negli annali socratiani emerge la condizione di dubitare e far dubitare sempre gli altri,  con lo scopo di rimediare a false opinioni e condurre il proprio pensiero verso la ricerca della verità. Oggi a terzo millennio molto avanzato, il dubbio che si insidia nel pensiero dell’uomo è collocato tra carenze cognitive  ed intelligenza artificiale generativa.

L’intelligenza umana è una condizione in cui sono sviluppate determinate attitudini, la storia ci insegna che la riunione degli uomini in diverse menti e con diverse intelligenze abbia prodotto grandezze e maestosità architettoniche, artistiche e culturali. Grandi sono coloro che fanno accadere le cose e non aspettano che le cose accadano. Attraverso l’intelligenza l’uomo produce, si evolve, si ingegna, difende ciò che conquista. L’intelligenza umana può essere anche deficitaria di alcuni elementi, per caratterialità, predisposizione, genetica. Sapere è potere, un detto banale che però racchiude tutta l’importanza della conoscenza delle cose e del saper essere intelligenti e quindi applicare comportamenti di vita, rispettosi, produttivi, ingegnosi per un continuo sviluppo socio-culturale.

Nel corso degli ultimi anni, la cosiddetta intelligenza artificiale generativa ha preso il sopravvento, così dicono per lo meno. In realtà anche il termine è improprio, dovremmo parlare di “capacità artificiale” in quanto l’intelligenza è prerogativa unicamente riferita all’essere umano.

Ma nel gergo,  ormai l’I.A.G. racchiude mistero, paura, stupisce, sorprende, meraviglia. Temuta I.A.G. che riesce a fare cose impensabili. Ma anche cinquant’anni fà non si pensava che la televisione potesse diventare a colori ed era in bianco e nero, e che potesse mai esistere un navigatore satellitare che ti guida ovunque, invece dell’antico stradario cartaceo. Questo tanto per fare meri esempi di come l’evoluzione della vita sociale sia stata già da tempo caratterizzato dall’I.A.G., parliamo della telefonia cellulare, dell’avvento del web, delle tecnologie che hanno migliorato e/o condizionato la vita di ognuno e la socialità stessa.

Dunque le tecnologie innovative sono al servizio dell’uomo, e sta alla ragione adeguarsi ed utilizzare tali strumenti con scienza e coscienza onde evitare conseguenze negative. Un pò come quando siamo alla guida dell’auto, sappiamo che può correre ad altissima velocità, ma la scelta per tutelare noi stessi e gli altri ricade necessariamente in prudenza. Indotta  con le regole da seguire, come nel caso del codice della strada ad esempio.

Uno dei problemi che riguarda l’I.A.G. è l’aspetto normativo, la politica non riesce ad agire per carenza di conoscenza della materia, l’innovazione tecnologica avanza di ora in ora ed è un mondo quasi a parte dove pochi ne conoscono veramente il funzionamento e gli obiettivi. C’è il vorrei ma non posso.

La comunicazione sembra aver avuto un impatto molto flebile con l’I.A.G. anche perchè questa va studiata, conosciuta nei suoi dettagli per poterne cogliere aspetti sempre più sorprendenti. Il giornalismo italiano ha anche inserito un’articolo specifico: il n. 19 nel codice deontologico rinnovato, ove per l’appunto è disciplinata e consentito l’uso, ma con determinate accortezze.

Ma nella scelta ragionata di cosa scrivere, se al copiaincolla si abbina anche l’I.A.G. il giornalismo cosa rischia di diventare? Troppo meccanico, freddo, quasi amorale. In realtà l’emozione e le sensazioni di un articolo trasmesse ai lettori, sono generate dall’autenticità dello scrivere, dalla capacità dello scrittore nel trasmettere emozioni, concetti, anche divergenti, ma comunque stimolanti ed emozionanti.

L’I.A.G. è una sfida da raccogliere, da conoscere e da vincere, senza paura, con la consapevolezza che va studiata ed approfondita, quindi  sta sempre a noi saper scegliere tra intelligenza artificiale, deficienza naturale, e trarne le debite conclusioni.

Leave a Reply