EDITORIALE – “E di colpo venne il mese di febbraio”. Nell’incipit di Alexander Platz, scritto da Franco Battiato con Giusto Pio ed Alfredo Cohen e reso immortale dall’interpretazione di Milva, febbraio irrompe come un evento improvviso, quasi iniziatico. Non un semplice mese dell’anno, ma una soglia simbolica, un tempo liminale in cui qualcosa si arresta per poter, silenziosamente, trasformarsi.
Nella tradizione esoterica e simbolica, febbraio è il mese della purificazione. Il suo stesso nome rimanda ai Februa, antichi riti romani di espiazione e rinnovamento, celebrati per liberare l’anima e la comunità dalle scorie del passato. È il tempo in cui la luce non è ancora vittoria, ma promessa; il freddo non è fine a se stesso, bensì strumento di chiarificazione. Nulla cresce in apparenza, ma tutto si prepara.
È questa atmosfera sospesa che Alexander Platz riesce a evocare con rara precisione. La Berlino Est descritta nella canzone non è soltanto un luogo geografico, ma uno spazio interiore, un paesaggio dell’anima in cui l’individuo si confronta con il limite, con il silenzio, con l’ombra. In chiave esoterica, febbraio è il mese in cui l’ombra non va combattuta, ma attraversata: solo così può generare consapevolezza.
Anche l’astrologia assegna a febbraio un ruolo particolare. Governato dall’Acquario e dai primi segni dei Pesci, il mese unisce razionalità e visione, distacco e compassione. È il tempo in cui l’io si rarefa e si apre a una dimensione collettiva, spesso dolorosa, ma necessaria. In questo senso, la malinconia della canzone di Battiato non è nostalgia, bensì lucidità spirituale.
La forza senza tempo di Alexander Platz risiede proprio in questa stratificazione di livelli: storico, emotivo, simbolico. Il muro che attraversa Berlino diventa un archetipo, il confine che ogni essere umano incontra nel proprio cammino di conoscenza. Febbraio, improvviso e spietato, non consola: insegna. Spoglia. Riduce all’essenziale.
E così, ancora oggi, quando il calendario segna febbraio, quel verso torna a risuonare come un richiamo iniziatico. Un invito a sostare nel freddo, ad accettare l’attesa, a riconoscere che ogni rinascita autentica passa prima attraverso il silenzio, la musica, la purificazione e la notte dell’anima.
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