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L’uomo vitruviano, anima senza tempo nella quadratura del cerchio di Leonardo Da Vinci

L’arte oltre al fascino della storia e dei grandi nomi che l’hanno caratterizzata, riesce a fornire all’opera una sorta di immortalità che prosegue la vita nel tempo attraverso le generazioni che scorrono ed apprezzano, interpretano. Uno dei disegni più famosi al mondo che di fatto celebra l’uomo nella sua natura essenziale è l’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci. Ispirazioni del quattrocento, mondi lontanissimi per noi che nel terzo millennio avanzato ne contempliamo ancora il messaggio di universalità che è conferito all’uomo. Ma cosa ispirò il prestigioso autore nel rappresentare una così eloquente e nel contempo silenziosa rappresentazione grafica avanzata? Leonardo ebbe ad approfondire con gli studi l’opera “De Architecthura” di Vitruvio, architetto d’epoca romana del primo secolo avanti Cristo. Lo stesso professionista progettò e costruì importanti macchine da guerra per Giulio Cesare e Ottaviano Augusto. Così Leonardo nei suoi lavori di traduzione dell’opera fu illuminato nel disegnare l’uomo Vitruviano, in cui l’uomo, in piedi e con le braccia e le gambe allargate, si iscrive in modo perfetto nelle figure geometriche del cerchio e del quadrato, che alludono rispettivamente alla dimensione divina e a quella terrena, in una completa sintesi delle parole narrate dell’architetto romano. Lo stesso Vitruvio affermava infatti che sia stata la natura a comporre il corpo dell’uomo in maniera tale che  il viso potesse corrispondere ad un decimo dell’altezza del corpo. La stessa identica proporzione si presenta  poi con la mano aperta, dalla base al dito medio. L’altezza del viso si divide a sua volta in tre parti uguali; dal mento alla base delle narici, dal naso fino al punto d’incontro con le sopracciglia e da queste alla radice dei capelli.  Il piede è la sesta parte dell’altezza del corpo. Il corpo umano ha inoltre un centro che corrisponde all’ombelico: se, infatti, si collocasse supino un uomo colle mani e i piedi aperti e si metesse il centro del compasso nell’ombelico, descrivendo una circonferenza si toccherebbero le dita delle mani e dei piedi. Ma non basta,  oltre lo schema del cerchio, nel corpo si troverà anche la figura del quadrato. E nella geometria piana, cerchio e quadrato rappresentano appunto la perfezione. Di qui la rappresentazione dell’uomo ideale che risale al 1490 e che Leonardo ebbe a tracciare con inchiostro su carta.

Questo disegno è conservato sin dal 1822 nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, presso le gallerie dell’Accademia di Venezia ed  è visibile al pubblico solo in rarissime occasioni a tutela della sua integrità e conservazione. Questa rappresentazione sferica dell’uomo porta con sè l’immortalità, la perfezione del creato, della vita e della natura da cui l’uomo proviene. Fu perfino riprodotto sulle prime sonde spaziali, come uno stemma del genere umano per far sì che altre cività potessero idealmente vedere come fossero fatti gli abitanti del pianeta Terra.
Ma oltre a questo Da Vinci di fatto offre  la soluzione dogmatica  in una chiave esoterica con risposta ad uno dei problemi della geometria classica, “la quadratura del cerchio”, ovvero l’inscrizione di un quadrato in un cerchio aventi la stessa area.
Il simbolo dell’uomo vitruviano  dunque può essere letto esotericamente sotto forma di molteplici aspetti, ma questo approfondimento tematico vuole analizzare e porre alla riflessione  ciò che Leonardo da Vinci intendesse dimostrare;  ossia la  correlazione tra le proporzioni del corpo umano e le forme geometriche, poiché contenute in esso. Una sorta di geometria applicata all’umanità. Dottrine che apparevano diametralmente opposte, da scienza matematica e fisica al ruolo dell’uomo. Ed è così che questo messaggio sin dal 400 arriva ancora oggi intatto, le riproduzioni dell’uomo vitruviano caratterizzano la cultura la storia, segnano il mistero, e forse anche tanti segreti che Leonardo serbava con sè e dai suoi studi approfonditi.
Ci lascia una chiave segreta, per capire la dinamica della quadratura del cerchio, è l’unione tra arte e scienza. Ancora oggi rappresenta un eroe, la forza che l’uomo porta con sè nel voler/dover capire il senso della sua vita. L’Uomo Vitruviano, è dunque passato, presente e anche futuro. E’ materia, spazio, e non a caso la Nasa lo ha scelto quale emblema per il suo programma di esplorazioni nello spazio. Un’opera antica, ma ancora tanto innovativa, in cui ogni uomo si vorrebbe riconoscere in una perfezione che pur se irraggiungibile, val bene la pena di essere cercata interpretando per ciascuno che lo osserva il segnale che dall’uomo vitruviano di Leonardo ci deriva.
(Daniele Imperiale MXVIII)

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